Merkel, Sarkozy e la Bce si giocano la zona euro. Chi vince e chi perde

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy sono “molto fiduciosi” su un accordo oggi al vertice d’emergenza della zona euro. Occorre salvare nuovamente la Grecia con un altro bailout da 120 miliardi, chiedere un apporto finanziario agli investitori privati che hanno comprato i titoli di Atene, e restaurare la fiducia dei mercati sulla capacità della zona euro di fermare il contagio a Italia e Spagna. Ma durante il loro incontro di ieri, cancelliera tedesca e presidente francese si sono trovati di fronte a un dilemma esistenziale.
15 AGO 20
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La “proposta per un’iniziativa di lungo periodo” sulla Grecia – il risultato dei negoziati tra i creditori privati e le autorità pubbliche per rispondere alla richiesta tedesca di far partecipare il settore privato al nuovo bailout – indica un’unica soluzione che esclude un “credit event”: una tassa sulle banche da 30 miliardi in tre anni. Negli altri casi il default è “probabile”. I creditori di Atene sarebbero chiamati a scegliere fra tre opzioni: scambiare i loro titoli con nuove obbligazioni a 5 anni a un tasso del 5,5 per cento (un piano di swap obbligatorio sostenuto dai tedeschi); partecipare al prolungamento trentennale del 70 per cento della loro esposizione al debito greco (un rollover promosso dai francesi); oppure svendere i titoli greci al 60 per cento del valore nominale in un’operazione di buy back finanziata dal Fondo europeo di stabilità finanziaria. “Ci si sta orientando verso un mix di misure diverse”, ha spiegato il ministro delle Finanze belga, Didier Reynders. Per allentare le tensioni sulla Grecia, il vertice dovrebbe anche stanziare nuovi prestiti, allungare la loro scadenza e diminuire i tassi di interesse punitivi imposti a Atene.
Il compromesso accettabile per la Bce è il buy back del debito greco. “Se il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf) acquista sul mercato secondario obbligazioni greche al prezzo attuale, che è molto basso, allora il settore privato partecipa implicitamente ai costi, perché non recupera l’integralità del valore nominale dei titoli”, ha spiegato Jürgen Stark al quotidiano Börsen Zeitung.
“Fino a quando gli investitori vendono le loro obbligazioni volontariamente, il Fesf paga in contanti e li tiene fino a maturità, non vedo il rischio di un credit event”. Secondo gran parte degli analisti, un’operazione di buy back è l’unica in grado di ridurre sostanzialmente l’ammontare del debito – 350 miliardi di euro – della Grecia: 30 miliardi di buy-back cancellerebbero 50 miliardi di debito. Ma per finanziarla occorre rafforzare le dotazioni e i poteri del Fesf, aprendo la strada a una forma di Eurobond che Angela Merkel non sembra ancora pronta ad accettare. Solo sei mesi fa, Germania e Olanda avevano detto “no”. Sarkozy ha deciso di restare a Berlino fino a questa mattina per convincere Merkel.
Oggi, sul Financial Times, Mario Monti lancia un appello alla cancelliera a “sostenere l’uso di Eurobond (…). Molte opzioni sono possibili, incluso dare al Fesf nuovi poteri”. Per il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, il vertice deve dimostrare “etica della responsabilità europea”. “La situazione è molto grave. Richiede una risposta. Altrimenti le conseguenze negative si faranno sentire in tutti gli angoli d’Europa e oltre”, ha detto Barroso: “Non possiamo andarci alla leggera, altrimenti la storia giudicherà duramente questa generazione di leader”. (d.carr)